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Sarà che gli scandinavi hanno un concezione strana del tempo ma d’improvviso mi ritrovo 22enne. Compleanno sottotono, dopo la sconfitta contro OMX: ancora una volta la sesta serie dovrà aspettare, e in tanto quel baluba del presidente era a bagnarsi i lombi nell’oceano.
Proprio quello zotico di un presidente che continua a ricevere mail dallo scout della nazionale: chissà che cosa si aspettano, vedendo il mio TSI, mica lo sanno che sono troppo multi per questo mondo mono.
“Eh, se allenato in difesa ha ben poche speranze, e come regia è molto indietro. Comunque gran bel giocatore, complimenti“.
Ma in fondo chi se ne importa: ormai ho messo radici qui, 100 presenze quasi, i tifosi che mi vogliono bene ma che mi lasciano camminare in centro tranquillo.
Ecco, se proprio volete magari una presenzina verso i 30, 31 la farei volentieri. Un po’ alla Pellissier. Senza puntare i piedi: una qualsiasi Benin-Italia. Intanto rimango qui, in questo pezzetto di mondo giallorossoblù.
La prossima stagione, per altro, c’è una squadra da trascinare in sesta.


Vi presento mio fratello: la famiglia Ovvia questa volta va davvero alla conquista del mondo.
In bocca al lupo Marco, quasi quasi un po’ ti invidio…
8 vittorie consecutive, 8 gol per me.
Niente, non serve a niente. Il presidente è più diplomatico, ma io mi incazzo. Avversari che vincono per WO, squadre che perdono 8-0 contro l’ultima in classifica. Simpatia.
L’ho preso in disparte, il presidente, e gliel’ho detto: basta frivolezze, basta alla tua cacchio di cordialità con tutti.
Siamo neri adesso: meglio mostrarlo a tutti. E la stagione prossima ci sarà davvero poca voglia di scherzare.
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A nemmeno 21 anni Paolino supera il mito Airoldi – oggi rappresentante del sindacato giocatori – e diventa il giocatore più presente di sempre nell’Us Primomaggio. E tanto per gradire, anche un sano insufficiente in esperienza. Il ragazzo si è fatto, e non ha più le spalle strette…
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Faccia nuova, maglia nuova, vent’anni, squadra in picchiata.
Tutto troppo veloce, tutto troppo confuso, tutto troppo. Vent’anni, sembrava ieri esordire a 17, bella speranza, bel ragazzo. Adesso i risultati non arrivano più, la mia bellezza esteriore dovrà essere compensata col carisma, l’under è rimasto da tempo un miraggio.
Ma.
Ma rimane il cuore, la voglia. Di lottare per questa maglia, di superarsi, massì, persino di divertirsi. In fondo, ho tutta la vita davanti.

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O mio dio, che mi hanno fatto i chirurghi svedesi?

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Lo cercavo da tempo, ormai pensavo di averlo perduto.
Ma il Beppe, il mio fratello capellone e potente, è finalmente saltato fuori.
Attaccante da millemila euro di stipendi, amante del lusso e delle belle donne, in fondo mi ha sempre voluto bene, e con lui ho dato i primi calci a un pallone.
Un giorno, fratello, un giorno mi piacerebbe davvero indossare la stessa maglia.
Chissà, fratello, chissà…
Vabbè, abbiamo giocato contro Nessuno. Però, fatemi un po’ di complimenti per la prima e ultima tripletta in carriera…
Primomaggio rischia di dilagare: Paolo Ovvia chiama palla in mezzo all’area, e, ricevuto il pallone, colpisce di ginocchio. Palla sporca, ma val bene un altro goal: 2 – 0.
Embè? Una partita a fare il difensore offensivo, a bloccare attacchi e dare una mano a un centrocampo penoso, e il gol lo volete anche in rovesciata?
Grande partita, di quelle che so al presidente piacciono un sacco. Centrocampo agli altri, difesa quel tanto che basta, tutti ad attaccare al centro a testa bassa. E così è terzo turno. Mica male. Anche se già lo so come andrà a finire: altre due partite a fila. Che sia mai che perda un po’ d’esperienza io…
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Paolo Ovvia fa 19 anni
Caspita, diciannove. Un anno volato, come è volata la squadra.
Io? Io soffio le candeline.


